Un bocconiano anticonformista o una politica europea incapace di leggere i problemi dell’economia?
di Salvatore Sinagra*
Di recente Guido Tabellini, ex rettore della Bocconi, ha scritto per il Sole24ore un articolo dal titolo il nemico dell’inflazione zero (1). L’economista esprime preoccupazioni e perplessità per l’inflazione troppo bassa, ritiene che per portare fuori l’Europa dal pantano della deflazione servano politiche monetarie assolutamente non convenzionali e coloro i quali, come Draghi, vorrebbero una svolta, potrebbero trovarsi le mani legate sia perché gli organi di vertice della BCE potrebbero spaccarsi su questioni politicamente controverse, sia perché importanti decisioni potrebbero trovare ostacoli politici fuori dalla BCE.
Europa, ce la facciamo?
di Marco Bascetta e Sandro Mezzadra*
È quantomeno dal 2010, quando la crisi globale ha colpito violentemente l’Europa nelle forme di una “crisi dei debiti sovrani”, che il processo di integrazione nel vecchio continente ha assunto una diversa temporalità e una diversa direzione. L’imposizione alla Grecia (ma anche ad altri Paesi, tra cui la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e per molti versi anche l’Italia) di dure politiche di austerità è sembrata segnare l’avvio di un’accelerazione sul terreno dell’ortodossia “ordoliberale”. Una nuova “Europa tedesca” cominciava a delinearsi, con un riallineamento delle stesse istituzioni comunitarie attorno alla centralità della Banca Centrale e un ulteriore svuotamento delle istanze “rappresentative”, a tutto vantaggio di quelle esecutive.
La GFE a Ventimiglia su Europa e immigrazione: "Restiamo umani"
di Giulio Saputo *
Quando si affronta una tematica complessa come quella dell'immigrazione occorre farlo con cognizione di causa. Ogni giorno, attraverso proclami sui giornali ed in TV, gli sciacalli della politica marciano in modo spaventoso sulla xenofobia e sulla paura del «diverso». Ci troviamo a cercare di analizzare una realtà molto spesso distorta e strumentalizzata per meri fini elettorali da una propaganda priva di un fondamento concreto. Quel che è certo è che abbiamo davanti ai nostri occhi una catastrofe umanitaria rappresentata non solo dalle migliaia di morti in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo (quasi 3500 nel solo 2015 secondo i dati Oim) o su altri percorsi in condizioni ugualmente estreme, ma anche dal tracollo della solidarietà e del rispetto dei diritti umani dentro e fuori i confini dell'Europa.
Cambiare rotta in Europa: la proposta del Movimento europeo
Pubblichiamo le conclusioni dell’Assemblea del Movimento Europeo - Italia “Cambiare rotta in Europa” tenutasi a Roma il 29 ottobre 2015 di cui condividiamo l'affermazione che "per la prima volta è stata posta la questione del carattere reversibile del processo integrazione" e il passaggio in cui si sottolinea che "occorre una urgente e forte ripresa del dibattito sul futuro dell’Unione che deve impegnare il mondo della politica, dell’economia e del lavoro, la cultura, la società civile e, soprattutto, le giovani generazioni. La suggestione di un salto verso gli Stati Uniti d’Europa apparirà evanescente se essa non sarà preceduta da una decisa azione popolare e da una “operazione verità” volta a recuperare la grande maggioranza del consenso dei cittadini europei".
Cambiamenti climatici e profughi ambientali: i grimaldelli per rompere il fronte dei nazionalismi europei
di Guido Viale*
Due temi oggi centrali, apparentemente distinti, andrebbero invece connessi in modo diretto.
Primo, la COP 21 di Parigi, forse ultima occasione per un’inversione di rotta sul riscaldamento globale che rischia di rendere irreversibili i cambiamenti climatici già in corso. A questa minaccia abbiamo da tempo contrapposto il programma di una conversione ecologica, sulle tracce di Alex Langer e, ora, anche dell’enciclica Laudato sì e del libro Una rivoluzione ci salverà dove Naomi Klein spiega che abbandonare i combustibili fossili richiede un sovvertimento radicale degli assetti produttivi e sociali; per questo le destre conservatrici, e non solo loro, sono ferocemente negazioniste. L’aggressione alle risorse della terra si lega alla povertà e alle diseguaglianze del pianeta: sia nei rapporti tra Global North e Global South, sia all’interno di ogni singolo paese: ciò che unisce in un unico obiettivo giustizia sociale e giustizia ambientale.










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