Siamo dentro una guerra che può uccidere l'Europa: a meno che si desti
di Etienne Balibar (*)
Sì, siamo in guerra. O meglio, siamo ormai tutti dentro la guerra. Colpiamo e ci colpiscono. Dopo altri, e purtroppo prevedibilmente prima di altri, paghiamo il prezzo e portiamo il lutto. Ogni persona morta, certo, è insostituibile. Ma di quale guerra si tratta?
Continueremo a fare tutto ciò che era giusto. Gli europei contro il terrorismo
di Salvatore Sinagra
Venerdì tredici novembre, sono a letto, cerco di prendere sonno, tra poche ore, non saranno nemmeno le sei del mattino, prenderò un taxi che mi porterà in stazione per andare a Roma ad un impegno politico. Mia moglie mi chiede di non partire perché ha appena appreso che a Parigi, in un balordo venerdì sera, in una serie di attentati i terroristi dell’ISIS hanno fatto oltre cento vittime e forse il prossimo obiettivo sarà Roma.
L’Eredita di Helmut Schmidt, l’Europa, il mondo.
di Salvatore Sinagra
In questi giorni, dopo una vita lunga ed intensa se n’è andato Helmut Schmidt, quinto cancelliere della repubblica federale tedesca, uno degli ultimi superstiti della stagione della Ost Politik.
Quando non avevo ancora cinque anni mi hanno regalato un mappamondo; chiedevo a mia madre di dirmi le capitali dei paesi e non riuscivo a capire perché la Germania ne avesse due. Quando dieci anni fa ho iniziato a interessarmi della storia tedesca del secondo dopoguerra molti protagonisti della stagione dell’Ost Politik erano ancora vivi, da aprile scorso sono scomparsi Gunter Grass, Egon Bahr e Helmut Schmidt. Con loro se ne va un pezzo del secolo breve.
L'azione federalista nelle periferie europee per un'Europa 2.0
di Nicola Vallinoto
Il consenso dei cittadini europei verso le politiche europee e il processo di integrazione europea sta calando in tutto il continente europeo.
La soluzione della crisi greca trovata nel mese di luglio dopo una lunga ed estenuante trattativa e la minaccia tedesca di far uscire la Grecia dalla zona euro hanno lasciato perplessi i cittadini europei: la democrazia europea ne è uscita mortificata.
La Croazia guarda a destra?
di Piergiorgio Grossi*
Si sono svolte l’8 novembre le elezioni parlamentari in Croazia. Questi i risultati:
| Seggi totali: 151 (maggioranza: 76) | ||
| Patriotic Coalition (HDZ) cattolici conservatori (PPE) | 63 | 39.1% |
| Croatia is Growing socialdemocratici (S&D) | 52 | 37.1% |
| Most indipendenti contro la classe politica | 19 | 12.6% |
| Istrian Democrats & allies partito istriano (ALDE) | 3 | 2.0% |
| Bandić 365 sinistra libertaria | 2 | 1.3% |
| HDSSB partito regionale slavone | 2 | 1.3% |
| Human Blockade | 1 | 0.7% |
| Successful Croatia (ALDE) | 1 | 0.7% |
| Minorities minoranze linguistiche | 8 | 5.3% |
Come già avvenuto nelle presidenziali del gennaio 2015, la coalizione di centro destra guidata dal partito HDZ, fondato dal primo presidente croato Franjo Tudjiman, e guidata oggi da Tomislav Karamarko, ha prevalso di stretta misura sulla coalizione guidata dai socialdemocratici del primo ministro uscente Zoran Milanovic.










Europa in Movimento | Developed by