L’Europa deve occuparsi del lavoro e delle banche?
Il premier Renzi incontra il presidente del parlamento europeo Martin Schulz e chiosa dicendo che l’Europa deve occuparsi del lavoro e non delle banche (1). Ho già scritto che fa bene il governo italiano affermare che il progetto europeo si rivitalizza solo rilanciano le dimensioni dell’inclusione sociale e dell’innovazione e che fa bene a sostenere l’idea di uno schema minimo europeo di sussidio contro la disoccupazione, ed ho già espresso le mie perplessità sulla concretezza del governo in merito alle tante battaglie che devono essere condotte a Bruxelles per dotare l’Area Euro delle necessarie istituzioni e dei necessari strumenti per rispondere alle sfide della globalizzazione negli anni della grande stagnazione.
DON’T TOUCH MY SCHENGEN - Salvare il Trattato è solo il primo passo per un’unica politica estera europea
(*) Il Trattato di Schengen è uno dei risultati più importanti conseguiti dall’Unione Europea. La libera circolazione delle persone assume un significato del tutto particolare in una realtà che ha sperimentato la distruzione causata da due guerre devastanti e la vergogna di un muro tirato su in fretta e furia nottetempo, crollato finalmente sotto i colpi del desiderio di libertà. Sono quegli eventi ad avere ispirato l’ideale di un’Europa unita e solidale, democratica e aperta, ma la paura sembra obliarne il ricordo.
Oltre Schengen, un “Piano Marshall” per l’occupazione e la crescita
Il 2016 è iniziato in Europa con una fortissima crisi di sistema dettata dal flusso dell'immigrazione che sta minando alla base gli accordi di Schengen sulla libera circolazione. Il dramma ha profili economici e sociali che richiedono politiche europee molto più incisive.
Ciò è emerso dagli interventi di Draghi, Timmermans e Schäuble nel recente World Economic Forum di Davos, ma anche dalla Commissione europea per voce del presidente Juncker.
C’è un mix di problematiche che rischia di far soccombere il percorso dell’integrazione e sta nella combinazione “emergenza immigrazione-disoccupazione”.
L’Unione europea risponde come può. Si è sostenuto il parallelismo tra questa crisi con quella economica scoppiata nel 2008. Allora le istituzioni
L’Europa smemorata alla ricerca dello spirito di Altiero Spinelli
Oggi si celebra il Giorno della Memoria per non dimenticare l'orrore e per non scordare l'atrocità delle leggi razziali. Il 27 gennaio 1945 è la data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Oggi ricordiamo la Shoah e la persecuzione dei cittadini ebrei e di quelli che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte. Un appuntamento importante per ricordare e per formare una coscienza collettiva soprattutto tra i giovani. Purtroppo gli europei sembrano aver dimenticato il proprio passato: il 2015 ha visto la creazione di nuovi muri e filo spinato ai confini tra paesi UE ed extra UE ma anche nel cuore dell’Europa come a Calais in Francia.
Discutere di periferie del mondo: paure e speranze nell’epoca di grandi squilibri
Il 21 gennaio a Milano ho avuto il piacere di rappresentare il Movimento Federalista Europeo ad un incontro organizzato dal circolo PD Aniasi dal titolo “periferie del mediterraneo da Bangui a Bruxelles. Globalizzazione, Europa e Migrazione”. Hanno partecipato Antonio Villafranca dell’ISPI, Giovanni Bianchi, già presidente delle Acli, Giorgio del Zanna della Comunità di Sant’Egidio, l’imam Abd al Sabur Turrini e le parlamentari del PD Patrizia Toia e Lia Quartapelle.
E’ chiaramente emersa la convinzione che in una globalizzazione che è irreversibile ma non si autogoverna, un’Unione Europea capace di essere attore politico potrebbe dare risposte significative agli squilibri crescenti.










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