Non è più tempo di mezze misure
In questo frangente drammatico della storia europea, ci dobbiamo porre il problema di come risalire da questo abisso in cui siamo precipitati. Dobbiamo trovare nuovi percorsi per tornare a rivedere la luce della politica, della cultura, dell'economia ma sopratutto dell'anima.
Abbiamo perso l'anima, la voglia di progettare il nostro futuro. Ci siamo seduti sul nostro benessere e abbiamo iniziato a scartare le persone che non riuscivano a stare al passo imposto da ideologie omnicomprensive. Dopodiché abbiamo rifiutato le proposte e le idee alternative all’ideologia dominante. Alla fine è rimasto il nulla, il vuoto totale, ma impacchettato così bene che ci è parso talmente pieno di cose da volerlo a tutti i costi. Abbiamo eletto classi dirigenti degne di questo nulla che ci hanno trascinato, con la nostra colpevole ignavia e ipocrisia, in questo abisso.
La Francia in Europa. Quale contributo può dare Parigi alla federazione?
La Francia è croce e delizia dell’integrazione europea. I francesi Jean Monnet e Robert Schuman furono i padri delle prime istituzioni europee nel secondo dopoguerra; il ministro della difesa francese René Pleven fu il primo politico europeo a proporre un’integrazione politica quando presentò un piano per l’integrazione della difesa europea nei primi anni cinquanta; infine il presidente francese François Mitterrand fu il padre dell’Unione così come la consociamo.
Accordo Brexit: gli europeisti si dividono
L’accordo raggiunto al Consiglio Europeo del 18 e 19 febbraio per persuadere il primo ministro britannico a non sostenere l’uscita del Regno Unito dalla UE ha a quanto pare suscitato reazioni contrastanti tra gli europeisti. Un comunicato del Movimento Federalista Europeo rileva che viene fatta finalmente chiarezza sul rapporto tra Londra e il resto della UE, e che ora gli altri paesi possono proseguire nell’unificazione politica dell’Europa senza più alibi.
Per l’Europa della democrazia e della cittadinanza
Non sprecheremo troppe parole per descrivere la costruzione europea che si sta sfaldando: i fatti, evidenti quanto eloquenti, sono sotto gli occhi di tutti. Una cosa però la diciamo: le involuzioni a cui assistiamo colpiscono specificamente determinati elementi del progetto europeo, che si potrebbero sussumere nella categoria dell’“Europa dei cittadini”. L’innalzamento di muri e di barriere con cui s’intende rispondere al dramma dei profughi richiama i tempi oscuri di non molti decenni fa, e che gli europei credettero di lasciarsi alle spalle con la caduta del muro di Berlino.
Gli egoismi nazionali di Bruxelles contro l'Orso solidale di Berlino
Due sono le immagini che mi hanno colpito in questo ultimo weekend europeo.
La prima da Bruxelles dove, dopo due giorni di trattative tra i 28 leader nazionali riuniti nel Consiglio europeo, si erge vincitore, si fa per dire, il primo ministro Cameron, che ottiene tutto ciò che aveva chiesto nella lettera inviata a Donald Tusk nel mese di novembre. In questo modo può tornare in patria e sostenere il no a un referendum che lui stesso ha chiesto per puri motivi di politica interna. La seconda arriva da Berlino dove il Festival del cinema ha assegnato l'Orso d'oro a un film che racconta il dramma di profughi e migranti in cerca di una vita migliore.
Le due fotografie di Berlino e Bruxelles ci raccontano la distanza tra i leader nazionali riuniti nelle stanze del Consiglio europeo e la società europea.










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