Renzi e Juncker: fidatevi del popolo d'Europa
(*) Provo un senso di amarezza di fronte alle immagini di un Renzi irritato e bellicoso dopo il frustrante vertice di Bratislava, preceduto dal discorso senza più energia di un Jean-Claude Juncker che appare molto più vecchio dei suoi 60 anni, e quello pericoloso del polacco Donald Tusk, che, in linea con la volontà dei paesi dell’Est e della destra, comincia a porsi in diretta rotta di collisione con le istituzioni europee, che devono, secondo lui, meramente “sostenere” le decisioni (quali poi?) dei governi nazionali.
Juncker e lo stato dell'Unione
Dal 2010 il presidente della Commissione tiene annualmente un discorso sullo stato dell'Unione. Si tratta evidentemente di un passaggio istituzionale mutuato dagli Stati Uniti con l'obiettivo di avvicinare le istituzioni europee ai cittadini. Tale discorso aveva poco senso quando il presidente della Commissione veniva scelto dai capi di governo, ha un po' più di rilevanza oggi che abbiamo un presidente ché e' stato scelto perché era il candidato della famiglia politica che alle elezioni europee ha ottenuto più voti e potrebbe diventare assai importante se socialisti, popolari, verdi e liberali decidessero di diventare veri partiti europei.
Orbán, il Tonante
Le persone «arrivate illegalmente dovrebbero essere rastrellate e deportate», ha detto il premier ungherese Viktor Orbán.
Si possono dire tante cose quando si vive in un consesso dove la democrazia è qualcosa di acquisito ma non assolutamente garantito quando si toccano le sorti di vite umane.
Da quel muro eretto alla frontiera meridionale nel 2015 l’escalation avviata dall’Ungheria è una vera e propria dimostrazione di forza che si è concretizzata oggi con l’opposizione al principio del ricollocamento obbligatorio per i Paesi UE da parte dei Paesi dell'Est, che vogliono una «solidarietà flessibile». Orbán ha annunciato che il 2 ottobre si terrà un referendum sul principio del ricollocamento.
Unità politica dell’Europa. La scelta per la pace e la prosperità dei popoli europei
* Intervento tenuto in occasione dell’incontro organizzato dal Gruppo del Senato del Partito Democratico in collaborazione con la Federazione provinciale di Latina del PD. Hotel Europa, Latina, 22 settembre 2016.
“Per unire l'Europa, vi è forse più da distruggere che da edificare”. Alcide De Gasperi
La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionale (…) e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopreranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale.
Per un'Europa libera e unita - Progetto di Manifesto, Ventotene, 1941
L’8 settembre scorso Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha rilasciato un’intervista al quotidiano italiano la Repubblica(1). Nella criticità del momento storico per il progresso dell’integrazione europea – ritiene la Mogherini e condivido come federalista europeo – “la futura uscita della Gran Bretagna dalla Ue ha tolto un comodo alibi dietro cui molti si nascondevano”, quindi, “senza il Regno Unito, il ruolo dell'Europa nel mondo può essere efficace solo con una maggiore integrazione”. In quali settori? In alcuni attualmente strategici come la difesa, la sicurezza, la politica estera e gli aiuti allo sviluppo. Negli ambienti accademici e nel mondo delle Istituzioni si discute molto su come attuare questa “maggiore integrazione”. La ricetta straordinaria (alla quale rinvio più avanti per le prospettive future) si trova nella revisione costituzionale dei Trattati, ma oggi lo strumento più idoneo sta nella c.d. “cooperazione rafforzata”.
Draghi: vincere le diffidenze reciproche e riuscire insieme anziché fallire da soli
“Se noi costruiremo soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore vivificata da un organismo centrale, nel quale le volontà nazionali si incontrino (...) rischieremo che questa attività europea appaia, al confronto della vitalità nazionale particolare, senza calore, senza vita ideale potrebbe anche apparire ad un certo momento una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva”.
Alcide De Gasperi,Discorso all’assemblea consultiva del Consiglio d’Europa, Strasburgo, 10 dicembre 1951.
Il “Premio De Gasperi” ai “Costruttori d'Europa” per la prima volta è stato assegnato a un tecnico e non a un politico, Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea.
La figura di De Gasperi, “nel ricordo della sua esperienza, ci trasmette un messaggio ispirato, forte, convinto: ‘In Europa si va avanti insieme nella libertà’”, così l’incipit del discorso di premiazione tenuto a Trento ieri da Draghi.










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