Tre buone notizie per l’Europa (Ungheria, COP21 e Brexit) ma.......
Durante il fine settimana ci sono state tre buone notizie per l’Europa ma dietro le buone notizie ci sono insidie che rischiano di annullarne l’effetto.
Il referendum ungherese
Il 57% degli elettori ungheresi ha deciso di non partecipare al referendum promosso da Viktor Orban per ottenere l’accordo dei suoi cittadini sull’Europa dei muri e delle frontiere. Dal punto di vista giuridico, la proposta di Orban è carta straccia.
Il futuro è dei profughi e la colpa sarà solo nostra
Intervento al convegno internazionale Il secolo dei rifugiati ambientali? tenutosi a Milano il 24 settembre 2016 a Palazzo Reale.
Il titolo del convegno può apparire a molti una provocazione, e certamente lo è. Già l’Europa non riesce ad accogliere i profughi di guerra e di persecuzioni che approdano ai nostri confini (e su questo si sta disfacendo), anche se i fuggitivi rappresentano solo lo 0,2 per cento delle nostre popolazioni, ed ecco che lanciamo un nuovo allarme: ben più ampio, anzi cataclismico. Si tratta della fuga in massa provocata dai cambiamenti climatici, e dalle politiche in particolare – fatte dall’uomo – che sempre più costringeranno le popolazioni ad abbandonare le proprie terre. Saskia Sassen parla appropriatamente di politiche di espulsioni. Una parte della popolazione umana sarà semplicemente estromessa da quella che Slavoj Žižek chiama la “casa di vetro” dentro la quale crediamo di poterci proteggere, e in cui crediamo di veder riflessa la cosiddetta, inesistente “comunità internazionale”. Stiamo oltrepassando categorie come quella dell’emarginazione, dell’esclusione sociale, dello sradicamento.
Andrò alla Marcia della pace con la bandiera europea
Andrò alla Marcia della Pace Perugia-Assisi che si tiene domenica 9 ottobre. Ci sono già andato in molte delle precedenti edizioni e ci sono andato sempre portando la bandiera europea. Per me il nesso Europa – Pace è indissolubile; come è tragicamente indissolubile il nesso Nazionalismo-Guerra. Non si tratta di una convinzione che discende da reminiscenze storiche: gli Stati che, per diversi motivi, non fanno parte dell’Unione Europea hanno conosciuto la guerra: la Jugoslavia, l’Ucraina e la Georgia con la Russia, l’Armenia con l’Azerbaigian, la Turchia nella ormai pluridecennale guerra interna contro i Curdi.
Il popolo ungherese "salva" i diritti fondamentali della nostra Unione
“Qual è il più grande risultato raggiunto in ormai 60 anni di integrazione europea? Cosa ha contraddistinto la nostra esperienza comune dopo le due guerre civili europee del XX secolo? I diritti fondamentali. La loro tutela. La loro promozione. È questa la vera essenza dell'identità europea: libertà, eguaglianza e fratellanza”.
E’ il testo introduttivo dell’intervento congiunto di ministri e segretari di Stato per gli Affari esteri di Grecia. Belgio, Portogallo, Olanda, Italia, Francia e Lussemburgo (1) che ha trovato a Roma a Palazzo Madama un momento dedicato a «Europa: Stato di diritto e Stato dei diritti» alla presenza del presidente del Senato italiano Pietro Grasso; Giuliano Amato, Emma Bonino, Michael O' Flaherty, direttore dell'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali e rappresentanti degli altri Stati membri.
Referendum in Ungheria: la voce di Eva sopravvissuta all'Olocausto
Oggi si tiene il referendum voluto dal governo ungherese sulle politiche migratorie dell'UE. Gli oltre otto milioni di elettori ungheresi troveranno sulla scheda il seguente quesito: “Volete che l’Unione Europea possa prescrivere l’insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi, anche senza il consenso del Parlamento ungherese?”.
Una domanda provocatoria, nata in seno ai Paesi di Visegrad, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia, che stanno facendo fronte comune per contrastare le politiche sui migranti di Bruxelles.










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