Digitalizzazione e nuova strategia di politica industriale: dal G7 di Torino al vertice UE di Tallin
Quasi nel corso degli stessi giorni – nel corso del settembre 2017 – ci sono stati, a Torino, il G7 e, a Tallin, il Vertice sulla digitalizzazione che ha riunito i capi di Stato e di governo di 25 Stati membri dell'Unione europea (prima riunione dei dirigenti UE su questioni collegate al digitale). Visto che tra due eventi non mancano di certo problematiche di comune interesse, in questo articolo, mi sembra cosa utile soffermarmi su entrambi, allargando l'orizzonte anche ad altre Comunicazioni, Dichiarazioni e Decisioni UE - attinenti in particolare la digitalizzazione (ma anche la rinnovata strategia di politica industriale europea) - d'interesse rilevante per questi stessi temi.
Julian Nida-Rümelin, Per un’economia umana - Un progetto di dialogo europeo
Julian Nida-Rümelin, Per un’economia umana. La trappola dell’ottimizzazione, edizione italiana a cura e con postfazione di Giovanni Battista Demarta, Franco Angeli, Milano (in libreria dal 23 ottobre).
«C’è da augurarsi che il progetto europeo non fallisca a causa di interessi e valutazioni differenti. È anzi auspicabile che, sotto la pressione della crisi attuale, venga rinnovato come avanguardia di un’agenda cosmopolitica a mio avviso assolutamente inevitabile. La segmentazione politica in Stati nazionali indipendenti è disfunzionale rispetto a ogni successiva fase di globalizzazione economica e culturale. Forse questo libro potrà contribuire a un’intesa tra Germania e Italia: penso a un accordo sui princìpi per un’economia umana con il rispetto delle differenze di cultura e tradizione – un’intesa transalpina raggiungibile guardandosi nuovamente negli occhi e dialogando alla pari» (dalla “Prefazione all’edizione italiana”).
La questione dei confini, la Catalogna e i precedenti invocati a sproposito
L'intangibilità dei confini, insieme all'Unione Europea ci ha garantito oltre settant'anni di pace. Anzi le classi politiche e le classi dirigenti del secondo dopoguerra sposarono le geniali idee di Monnet e Schuman, che erano e sono molto più di questioni di confini, per evitare che gli Stati modificassero i confini con l'uso della forza.
In questi giorni viene evocato il precedente del divorzio pacifico tra la Repubblica Ceca e la Slovacchia del 1993. Si tratta di un esempio tirato in ballo a sproposito. Subito dopo il crollo del comunismo la Cecoslovacchia era un sistema confederale disciplinato dalla costituzione comunista, una carta che aveva il dichiarato obiettivo della parità tra cechi e slovacchi nella gestione della cosa pubblica. In realtà quella costituzione nel caso di divergenza tra Praga e Bratislava impediva di prendere qualsiasi tipo di decisione.
Il referendum catalano è una questione interna europea
Dichiarazione del Cime
Quel che è avvenuto in Catalogna il 1° ottobre e nei giorni precedenti è una sconfitta del dialogo e della democrazia in Spagna ma anche di tutta l’Unione europea le cui istituzioni sono state a guardare limitandosi a dire: “è una questione interna spagnola” e sono state scandalosamente assenti dalla manifestazione organizzata dopo l’attentato di Barcellona del 17 agosto 2017. Si sarebbe dovuto affermare con molta forza che il diritto internazionale riconosce il principio di autonomia dei popoli, non inteso come diritto alla secessione, ma come diritto a potersi realizzare politicamente e a partecipare su un piano di eguaglianza alla vita democratica delle istituzioni del proprio paese. D’altra parte il processo di integrazione europea è nato e si è sviluppato per sconfiggere ogni forma di nazionalismo a tutti i livelli e il federalismo europeo si è posto come obiettivo di unire e non di dividere.
Immigrazione: decostruzione di una morte annunciata
Fotografie di una società d’odio
Sono usciti il 6 luglio scorso i dati della Commissione, voluta dalla Presidenza della Camera dei Deputati, intitolata alla Parlamentare inglese Jo Cox "sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio". La Commissione ha previsto il lavoro di una rappresentanza di tutti i principali partiti e numerose associazioni della società civile, oltre alcuni tecnici, come il defunto professore Tullio De Mauro.
Nonostante le percentuali sconvolgenti che emergono dai lavori, come ci si poteva aspettare, i risultati non hanno fatto notizia. I messaggi più seguiti quest’estate sono stati gli annunci di Salvini di "affondare" le imbarcazioni delle ONG, i proclami di taluni sindaci del PD di "sovra-tassare" chi ospita migranti o i numerosi attacchi a tutte le associazioni non governative che non firmeranno il codice di condotta italiano per le operazioni di soccorso in mare.










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