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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Abolire la miseria di Ernesto Rossi

Il 2016 è iniziato in Europa con una fortissima crisi di sistema dettata dal flusso dell'immigrazione che sta minando alla base gli accordi di Schengen sulla libera circolazione. Il dramma ha profili economici e sociali che richiedono politiche europee molto più incisive.

Ciò è emerso dagli interventi di Draghi, Timmermans e Schäuble nel recente World Economic Forum di Davos, ma anche dalla Commissione europea per voce del presidente Juncker.

C’è un mix di problematiche che rischia di far soccombere il percorso dell’integrazione e sta nella combinazione “emergenza immigrazione-disoccupazione”.

L’Unione europea risponde come può. Si è sostenuto il parallelismo tra questa crisi con quella economica scoppiata nel 2008. Allora le istituzioni

Renzi a Ventotene il 30 gennaio 2016


Oggi si celebra il Giorno della Memoria per non dimenticare l'orrore e per non scordare l'atrocità delle leggi razziali. Il 27 gennaio 1945 è la data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Oggi ricordiamo la Shoah e la persecuzione dei cittadini ebrei e di quelli che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte. Un appuntamento importante per ricordare e per formare una coscienza collettiva soprattutto tra i giovani. Purtroppo gli europei sembrano aver dimenticato il proprio passato: il 2015 ha visto la creazione di nuovi muri e filo spinato ai confini tra paesi UE ed extra UE ma anche nel cuore dell’Europa come a Calais in Francia.

Evangeli Gaudium di Francesco

Il 21 gennaio a Milano ho avuto il piacere di rappresentare il Movimento Federalista Europeo ad un incontro organizzato dal circolo PD Aniasi dal titolo “periferie del mediterraneo da Bangui a Bruxelles. Globalizzazione, Europa e Migrazione”. Hanno partecipato Antonio Villafranca dell’ISPI, Giovanni Bianchi, già presidente delle Acli, Giorgio del Zanna della Comunità di Sant’Egidio, l’imam Abd al Sabur Turrini e le parlamentari del PD Patrizia Toia e Lia Quartapelle.

E’ chiaramente emersa la convinzione che in una globalizzazione che è irreversibile ma non si autogoverna, un’Unione Europea capace di essere attore politico potrebbe dare risposte significative agli squilibri crescenti.

Andrea Pisauro (Another Europe is possible)

Parlando di Regno Unito e di Brexit è facile cadere in quel paradigma “nazionalista” (amorosamente coltivato dalle stesse élites britanniche nei confronti dell’Europa) che ci fa vedere nei governi nazionali l’incarnazione univoca della volontà popolare, senza contrasti o contraddizioni. È facile vedere solo l’euroscetticismo neoliberista della destra britannica, più sguaiato nella versione di Nigel Farage, più pensoso nella versione del premier David Cameron (con cui il nostro Presidente del Consiglio riesce a trovare più di qualche intesa), o le ambiguità dell’europeismo in versione Blair, o il nazionalismo insulare di tanta sinistra britannica. Tuttavia qualcosa di nuovo che sfugge ai radar mainstream c’è anche lì. Un “altereuropeismo” certamente minoritario, ma che esprime una voce diversa in un dibattito sempre asfitticamente incentrato su “dove stanno gli interessi britannici”.

Latina, 9 gennaio 2016, Congresso regionale del MFE

di Mario Leone *

Il 2015 è stato un anno di “eventi” politici e sociali di estrema importanza per la nostra Europa.

La crisi economico-finanziaria greca e la vittoria del partito di estrema sinistra Syriza hanno prodotto lo “sbandamento” dell’intero assetto istituzionale dell’UE, ponendosi il partito di Tsipras, al tavolo delle trattative con l’UE quasi come “vittima” sacrificale per evitare la c.d. “Grexit”, che avrebbe aperto scenari a dir poco catastrofici.

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