Europa
- Scritto da Francesca Lacaita
L’accordo raggiunto al Consiglio Europeo del 18 e 19 febbraio per persuadere il primo ministro britannico a non sostenere l’uscita del Regno Unito dalla UE ha a quanto pare suscitato reazioni contrastanti tra gli europeisti. Un comunicato del Movimento Federalista Europeo rileva che viene fatta finalmente chiarezza sul rapporto tra Londra e il resto della UE, e che ora gli altri paesi possono proseguire nell’unificazione politica dell’Europa senza più alibi.
- Scritto da Francesca Lacaita, Alberto Soave e Nicola Vallinoto
Non sprecheremo troppe parole per descrivere la costruzione europea che si sta sfaldando: i fatti, evidenti quanto eloquenti, sono sotto gli occhi di tutti. Una cosa però la diciamo: le involuzioni a cui assistiamo colpiscono specificamente determinati elementi del progetto europeo, che si potrebbero sussumere nella categoria dell’“Europa dei cittadini”. L’innalzamento di muri e di barriere con cui s’intende rispondere al dramma dei profughi richiama i tempi oscuri di non molti decenni fa, e che gli europei credettero di lasciarsi alle spalle con la caduta del muro di Berlino.
- Scritto da Nicola Vallinoto
Due sono le immagini che mi hanno colpito in questo ultimo weekend europeo.
La prima da Bruxelles dove, dopo due giorni di trattative tra i 28 leader nazionali riuniti nel Consiglio europeo, si erge vincitore, si fa per dire, il primo ministro Cameron, che ottiene tutto ciò che aveva chiesto nella lettera inviata a Donald Tusk nel mese di novembre. In questo modo può tornare in patria e sostenere il no a un referendum che lui stesso ha chiesto per puri motivi di politica interna. La seconda arriva da Berlino dove il Festival del cinema ha assegnato l'Orso d'oro a un film che racconta il dramma di profughi e migranti in cerca di una vita migliore.
Le due fotografie di Berlino e Bruxelles ci raccontano la distanza tra i leader nazionali riuniti nelle stanze del Consiglio europeo e la società europea.
- Scritto da Salvatore Sinagra
Il premier Renzi incontra il presidente del parlamento europeo Martin Schulz e chiosa dicendo che l’Europa deve occuparsi del lavoro e non delle banche (1). Ho già scritto che fa bene il governo italiano affermare che il progetto europeo si rivitalizza solo rilanciano le dimensioni dell’inclusione sociale e dell’innovazione e che fa bene a sostenere l’idea di uno schema minimo europeo di sussidio contro la disoccupazione, ed ho già espresso le mie perplessità sulla concretezza del governo in merito alle tante battaglie che devono essere condotte a Bruxelles per dotare l’Area Euro delle necessarie istituzioni e dei necessari strumenti per rispondere alle sfide della globalizzazione negli anni della grande stagnazione.
- Scritto da Leonardo Zanobetti e Matteo Gori
(*) Il Trattato di Schengen è uno dei risultati più importanti conseguiti dall’Unione Europea. La libera circolazione delle persone assume un significato del tutto particolare in una realtà che ha sperimentato la distruzione causata da due guerre devastanti e la vergogna di un muro tirato su in fretta e furia nottetempo, crollato finalmente sotto i colpi del desiderio di libertà. Sono quegli eventi ad avere ispirato l’ideale di un’Europa unita e solidale, democratica e aperta, ma la paura sembra obliarne il ricordo.















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