Questo sito utilizza cookie di terze parti. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso

Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

L'europa come un puzzle senza il pezzo del Regno Unito

Non è ancora il colpo di grazia, ma sicuramente il voto che ha deciso l'uscita del Regno Unito è una tappa decisiva verso la dissoluzione dell'Unione Europea. Un esito irreversibile che mette all'ordine del giorno la sua ricostruzione su basi completamente nuove: una sua "rifondazione". Perché è chiaro che in un mondo globalizzato non c'è alcuno spazio per l'autonomia politica delle piccole nazioni. La politica, che per noi è lotta e conflitto sociale, o si sviluppa in un orizzonte per lo meno europeo, o è condannata comunque alla sconfitta.

Bandiera del Regno Unito

Il risultato del referendum britannico è inequivoco: la maggioranza dei britannici vuole uscire da quest'Unione europea.
A partire da oggi devono essere percorse due strade parallele, politicamente e istituzionalmente distanti l'una dall'altra.

La prima strada è quella indicata dall'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea: il recesso del Regno Unito è senza condizioni dall'una e dall'altra parte.

Cosi come con gli altri paesi vicini che non sono candidati all'adesione, l'Unione deve stabilire con il Regno Unito "relazioni strette e pacifiche" fondate sui suoi valori (rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto, rispetto dei diritti dell'Uomo ivi compresi quelli delle minoranze).

Il varco d'accesso ad Heathrow

In queste brevi note si prova a interrogare l'attuale stallo dell'integrazione continentale evitando di cedere alle “retoriche”, tra l'apocalittico e lo sciovinismo, che attraversano l'opinione pubblica europea a una settimana dal referendum britannico del prossimo 23 giugno.

1. La Gran Bretagna: «qualcosa di assolutamente unico»

Nella sua enciclopedica Storia d'Europa Norman Davies ci ricorda che, in un celebre dibattito di metà anni Ottanta del Novecento intorno alla possibile definizione di una “storia europea”, «uno studioso ungherese indicò l'eccentrica abitudine britannica di distinguere la storia “europea” da quella “britannica”. Secondo questa distinzione “europeo” vuol dire “continentale”, mentre la Gran Bretagna appare come qualcosa di assolutamente unico»(1).

Cartello che ricorda l'appuntamento al referendum di domenica

Una domenica di “festa” a Londra. Lungo The mall si snoda il corteo con la Regina Elisabetta protagonista del proprio 90° compleanno. Dopo aver respirato l'aria che tira in Trafalgar square, pausa caffè obbligata. Provo a riprendere fiato in una library moderna, dove accanto ai libri ci si può concedere un sandwich. Nel girarmi intorno, fatta eccezione per masse di persone incasellabili nella categoria "turisti", l'occhio indaga nella speranza di cogliere qualche sintomo del grande peso che la Gran Bretagna sta per accollarsi rispetto al proprio futuro con il "leave" o in "remain" che i 50 milioni di sudditi di Sua Maestà esprimeranno tra pochi giorni. Noto molta attenzione a quello che resta della corona britannica, una grande schermo montato per assistere alla celebrazione, ma neanche l'ombra di interesse per la prossima epocale scelta o quasi.
Nella piazza, pur sepolta dalle panche predisposte per il Patronal's lunch, si aggira una signora, sedia a rotelle, ben vestita, sul simil classico-aristocratica, con “dame di cortesia” al seguito, mostra fiera un cartello "Vote Leave", palloncini e bandiere al seguito con rigorosi blu, rosso e bianco a completare l'operazione nostalgia canaglia. Il messaggio va ben oltre il macchiettistico “candore” britannico. Tanti richiami visivi che fanno di una tenera madame un balzello da pagare alla libertà britannica.

Brexit e Eu scritto con scarabeo

Nel Paese delle “scommesse” il 23 giugno si giocherà una grande partita. Non parliamo di Europei di calcio, ma sempre di una “competizione” che può riservare delle sorprese più o meno gradevoli. Non siamo ai livelli del Leicester di Claudio Ranieri laureatosi campione d'Inghilterra, anche se i bookmakers lo davano a inizio stagione calcistica a 5.000 contro uno. Siamo comunque in Gran Bretagna, il Paese liberale per eccellenza, ma anche conservatore.

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra mailing-list per ricevere gli ultimi articoli direttamente nella tua mail!

Eventi

MobilitAzioni

  

 

europea - parlano i fatti 

fermiamolafebbredelpianeta

 

unpa campaign

 

neawdealbee

 

 

Europa in onda

Europa in onda